RADICI
Agosto 2025 - Brasile
“[...] la gente non è più capace di cercarsi, non cerca più sé stessa, non va più a cercare cose che ha voglia di avere per il gusto che ha dentro, per un gusto che è una emozione privata, un atto creativo, una scoperta trovata [...]”.
Ettore Sottsass, Molto difficile da dire, Adeplhi Edizioni, 2019, p. 23.
Le fotografie del Brasile di Fabio De Benedictis sono un frammento interessante del suo ultimo viaggio in questa terra. È stato un ritorno importante. Sua madre è brasiliana e per questo il Brasile è nella sua biografia presentandosi da sempre in forme e sostanze diverse. A volte si manifesta come ricordo, altre come emozione. È quindi parte della sua identità intesa come entità in divenire, tensione e possibilità.
Se ogni Paese è plurale e sempre in trasformazione quindi impossibile da circoscrivere in una definizione, il Brasile lo è sicuramente più di altri perché è immenso, la Foresta Amazzonica con il Rio delle Amazzoni ne è solo un esempio, è una geografia sconfinanta.
Il Brasile non è però solo natura. È anche il Paese dell’architettura e del design, per queste ragioni meta di viaggi di professionisti da ogni parte del mondo. I Fratelli Campana, Lina Bo Bardi, Oscar Niemeyer – solo per citarne alcuni – qui hanno sviluppato progetti straordinari nutrendosi non solo della bellezza della natura che è imponente, ma anche della vivacità culturale che loro stessi hanno anche contribuito ad animare.
Una macchina a rullino, l’analogico come scelta. Queste fotografie di Fabio De Benedictis sono frutto di un’accurata selezione. Sono un vero diario di viaggio. Ci sono i paesaggi, ma anche le persone perché per il buon progettista “L’architettura è un pretesto. Importante è la vita, importante è l’uomo!” (Oscar Niemeyer, Il mondo è ingiusto. L’ultima lezione di un grande del nostro tempo, Mondadori, 2012, p. 10).
E solo così che il viaggio diventa percorso di formazione, ricerca di sé stessi, degli altri, delle cose che possono farci crescere offrendo orizzonti inediti al nostro pensiero ed educandoci a gusti nuovi perché la staticità non favorisce mai la scoperta del bello.
In questi scatti non ci sono gli edifici di Niemeyer a Brasilia e nemmeno il MASP di Bo Bardi a San Paolo. Non sono fotografie di un reportage di architettura. Sono piuttosto frammenti di un itinerario strettamente personale e intimo attraverso il quale De Benedictis ha nutrito corpo e mente per dare anche nuova energia al suo lavoro che necessita, per essere veramente autentico, di scoprire ovunque il “design spontaneo” e le “tracce di progettualità diffusa”, citando Dario Scodeller, di un Paese che è in qualche modo per lui casa, punto di riferimento e insieme prospettiva.
Prashanth Cattaneo